Regno Unito: L'Alta Corte riconosce l'USDT come proprietà, una sentenza che apre nuove prospettive per le criptovalute.

In una sentenza che potrebbe segnare una svolta per il trattamento legale delle criptovalute, l'Alta Corte del Regno Unitoha riconosciuto l'USDT di Tether come proprietà ai sensi della legge inglese. Questo verdetto rappresenta una delle prime decisioni giuridiche che inquadrano una stablecoin come un vero e proprio bene tutelato. La sentenza si inserisce in un contesto di crescenti sforzi da parte del governo britannico per regolamentare e chiarire lo status giuridico delle criptovalute, un tema sempre più rilevante con la crescente adozione di questi strumenti.

Il caso di Fabrizio D’Aloia e il riconoscimento della stablecoin

La decisione è arrivata nell'ambito di una controversia legata a Fabrizio D’Aloia, un investitore che sostiene di essere stato vittima di una truffa che gli ha causato una perdita di circa 2,5 milioni di sterline in asset digitali come USDT e USDC. La truffa, orchestrata attraverso portafogli blockchain e vari exchange di criptovalute, ha sollevato questioni sulla protezione degli investitori e sulle responsabilità delle piattaforme di scambio. Sebbene l'Alta Corte non abbia accolto tutte le richieste dell’investitore contro alcuni exchange, la sentenza ha confermato il riconoscimento dell’USDT come proprietà, aprendo un precedente importante per la protezione giuridica di questi asset​.

Le implicazioni della sentenza per il settore delle criptovalute.

Questo riconoscimento giuridico potrebbe avere un impatto significativo su come le criptovalute vengono trattate nelle dispute legali e su come gli investitori possono tutelarsi in caso di truffe o frodi. Per le piattaforme di scambio che operano nel Regno Unito, la sentenza è un segnale chiaro che le loro operazioni dovranno essere conformi a normative sempre più stringenti. Le autorità britanniche stanno infatti lavorando per costruire un quadro normativo che garantisca maggiore sicurezza per gli investitori e una regolamentazione più chiara del mercato delle criptovalute​.

Un mercato più sicuro e regolamentato

Con questa sentenza, il Regno Unito si avvicina sempre più a una regolamentazione trasparente e definita delle criptovalute, fornendo maggiore fiducia agli investitori e attirando l'interesse di soggetti istituzionali. Il riconoscimento delle stablecoin come proprietà facilita la possibilità di avviare azioni legali in caso di frode e rappresenta un primo passo verso un mercato crittografico più sicuro.

L’impatto a lungo termine di questa sentenza sarà osservato da vicino dagli operatori del settore, che dovranno adattarsi alle nuove normative, non solo nel Regno Unito, ma potenzialmente anche in altre giurisdizioni che potrebbero seguire questo esempio.

L'adozione delle criptovalute in India

L'India domina l'adozione delle criptovalute per il secondo anno consecutivo, mentre l'Asia centrale e meridionale emerge come hub globale.

Per il secondo anno consecutivo, l'India si è confermata leader mondiale nell'adozione delle criptovalute, secondo il recente rapporto di Chainalysis, un'azienda leader nell'analisi blockchain. Nonostante le politiche fiscali severe e le regolamentazioni restrittive, l'India ha mantenuto la sua posizione di punta nel settore, dimostrando una resilienza notevole tra i suoi utenti di criptovalute. Il Paese continua a crescere grazie all'interesse per le tecnologie finanziarie innovative e al forte adattamento della popolazione all'economia digitale.

La top 20: l'Asia centrale e meridionale in primo piano.

Il rapporto di Chainalysis, che valuta l'adozione delle criptovalute in 151 paesi attraverso quattro categorie chiave, ha rivelato che sette dei primi venti paesi nella classifica mondiale si trovano in Asia centrale e meridionale. Oltre all'India, Paesi come Indonesia, Vietnam e Filippine hanno registrato un aumento significativo nell'adozione di criptovalute, spinti da una crescente digitalizzazione e dall'uso di tecnologie blockchain nei servizi finanziari decentralizzati (DeFi). Questa regione sta diventando rapidamente un polo cruciale per le valute digitali, grazie anche all'alta percentuale di popolazione giovane e connessa, che ha adottato le criptovalute per risolvere problemi economici tradizionali, come l'accesso limitato ai servizi bancari.

Il contesto normativo in India

Nonostante il suo primato, l'India ha affrontato una regolamentazione stringente sin dal 2018, quando il governo ha iniziato a introdurre una serie di norme volte a limitare l'uso delle criptovalute, culminando con il blocco di operatori offshore non conformi nel dicembre 2023. Le elevate imposte sulle transazioni crittografiche e le rigide leggi antiriciclaggio hanno reso il trading più complicato per gli investitori, ma non hanno impedito al settore di prosperare. La finanza decentralizzata e i mercati di scambio centralizzati hanno consentito ai cittadini di continuare a partecipare al mercato crittografico, trovando modi legali per superare le restrizioni imposte​.

Le ragioni della leadership indiana

L'adozione diffusa delle criptovalute in India può essere attribuita a diversi fattori chiave. In particolare, la crescente domanda di servizi finanziari digitali ha reso le criptovalute una soluzione attraente per una popolazione con un accesso limitato ai servizi bancari tradizionali. Inoltre, la rapida diffusione degli smartphone e dell'accesso a internet ha facilitato l'uso delle criptovalute anche nelle aree rurali. Eric Jardine, capo della ricerca di Chainalysis, ha sottolineato che molti nuovi investitori indiani hanno partecipato al mercato utilizzando piattaforme che non erano vietate, dimostrando una forte resilienza nonostante le restrizioni governative.

L'ascesa dell'Asia centrale e meridionale

Il successo dell'India riflette un trend più ampio in tutta l'Asia centrale e meridionale. Paesi come Vietnam e Filippinehanno visto un'enorme crescita nel settore DeFi, con un numero crescente di utenti che si affidano a piattaforme decentralizzate per accedere a prestiti, investimenti e transazioni. In Vietnam, la tecnologia blockchain è stata ampiamente adottata grazie a investimenti esteri e a una popolazione giovane e appassionata di tecnologia, mentre nelle Filippine, le criptovalute sono diventate uno strumento essenziale per le rimesse internazionali, particolarmente tra i lavoratori emigrati​.

Un futuro promettente per l'Asia

Nonostante le sfide regolamentari, l'adozione delle criptovalute nella regione sembra destinata a crescere ulteriormente. Paesi come l'India continuano a sviluppare infrastrutture digitali solide, e l'interesse per le tecnologie finanziarie innovative è in costante aumento. Tuttavia, il futuro del settore dipenderà anche dalla capacità dei governi locali di creare un quadro normativo che equilibri l'innovazione tecnologica con la protezione degli investitori e la lotta alle frodi.

Conclusioni

L'India rimane saldamente in testa nell'adozione delle criptovalute, dimostrando che, nonostante le rigide normative, il mercato crittografico può prosperare in un contesto di forte domanda e innovazione tecnologica. Con sette paesi asiatici nella top 20 mondiale, l'Asia centrale e meridionale si conferma una regione chiave per il futuro delle criptovalute, con opportunità di crescita e sviluppo in rapida espansione.

Blockchain e sanità.

Pensare di applicare la blockchain ai temi della salute è certamente  affascinante e apre nuovi orizzonti di utilità  concreta nella vita quotidiana delle persone.

Questa tecnologia rivoluzionaria, spesso erroneamente abbinata soltanto alle criptovalute ed in particolare al bitcoin, permette, infatti, di conservare e condividere dati all’interno di un network di computer variamente distribuiti  (community) anziché in un unico provider.

I dati immessi in questo network, quindi, sono condivisibili in tempo reale da tutti i soggetti (nodi) della rete stessa. Poiché ogni nodo vede, controlla e approva  ogni dato inserito, la tracciabilità e immodificabilità di quanto entrato a far parte della catena (chain, appunto) sono automaticamente garantite.

Verificare l’identità digitale di un paziente, tenere un archivio sempre aggiornato delle prescrizioni mediche e farmacologiche, ed anche condividere le sperimentazioni cliniche, i dati raccolti dai dispositivi medici, ecc. con la blockchain è non solo possibile, ma facilmente realizzabile.

Interessante, in tal senso, l’iniziativa di Cittadinanzattiva in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e McCann Health, che hanno già realizzato un primo evento con Wired per approfondire i temi di applicazione della rivoluzionaria tecnologia del futuro ai temi della salute.

In tale occasione il presidente dell’I.S.S. Walter Ricciardi e il direttore del  Centro per la salute globale dello stesso I.S.S. Stefano Vella hanno annunciato  l’importante decisione di applicare la blockchain alla piattaforma dell’Istituto sulle epatiti virali. Ogni epatologo ed infettivologo, dunque, disporrà di un patrimonio immenso di dati di ricerca clinica con oltre 10 mila pazienti e 100 centri clinici inseriti nella nuova piattaforma tecnologica.

Conosciamo bene, però, la difficoltà di dialogo e di comunicazione attraverso i sistemi informativi per il nostro servizio sanitario nazionale, sostanzialmente costituito da 21 servizi sanitari regionali, che hanno sistemi informatici diversi tra loro.

Ad oggi, infatti, il Fascicolo sanitario elettronico, annunciato circa 20 anni fa, non è ancora operativo in tutte le regioni, cosi che un paziente è costretto ad esibire copie cartacee degli esami diagnostici e clinici eseguiti in altre strutture, talvolta addirittura nella stessa città.

Sicuramente sorgerà anche un problema normativo sul controllo e la gestione dei dati sensibili e ci auguriamo che non sia il solito sistema per cui subiamo le innovazioni tecnologiche anziché cavalcarle, grazie anche a norme intelligenti e pensate in base ad una strategia anziché rincorrendo l’esigenza momentanea.

La blockchain potrebbe essere la soluzione ai problemi fin qui registrati. Occorre, però, una volontà condivisa di percorrere questa nuova via, affinché non si traduca in una delle tante promesse/occasioni mancate nei confronti dei cittadini.

Il ministero dello Sviluppo Economico ha sottoscritto l’adesione dell’Italia alla “Blockchain partnership” europea, mettendo anche dei fondi a disposizione. Avremo modo di capire presto, pertanto, se questa volta ci sarà davvero la volontà di una condivisione trasversale del progetto o sarà l’ennesima beffa.

 

La rivoluzione della tokenizzazione degli immobili

La tokenizzazione degli immobili è il processo mediante il quale beni tangibili, come proprietà e terreni, vengono convertiti in token digitali su una blockchain.

Ogni token rappresenta una parte dell'asset sottostante, consentendo agli investitori di avere una quota di proprietà senza dover acquistare l'intero bene.

La tokenizzazione degli immobili segue diverse fasi cruciali. Inizialmente, la proprietà viene sottoposta a valutazione e analisi da parte di esperti per determinarne il valore di mercato. Successivamente, viene costituita una società veicolo (SPV) che detiene la proprietà, garantendo la conformità legale e proteggendo i possessori di token.

La proprietà viene quindi frazionata in unità di proprietà rappresentate come token crittografici su una piattaforma blockchain.

Gli investitori possono quindi acquistare questi token, che conferiscono loro diritti di proprietà proporzionali, inclusi redditi da affitto, apprezzamento del valore e la possibilità di scambiare i token su mercati secondari.

Gli smart contract (contratti intelligenti), programmabili sulla blockchain, automatizzano e applicano i termini dell'investimento, garantendo trasparenza e sicurezza.

Questo approccio offre numerosi vantaggi. Innanzitutto, rende l'investimento immobiliare più accessibile, consentendo agli investitori di acquistare piccole frazioni di proprietà anziché l'intero immobile. Ciò porta a una maggiore flessibilità e diversificazione del portafoglio, riducendo il rischio associato a un singolo investimento.

Inoltre, la tokenizzazione porta maggiore trasparenza e sicurezza, poiché tutte le transazioni sono registrate sulla blockchain.

Questo offre agli investitori una maggiore fiducia nella validità delle transazioni e nella gestione dei loro asset.

Ma non è oro tutto quello che luccica, ci sono anche sfide da affrontare. La regolamentazione varia da paese a paese e i mercati tokenizzati degli immobili possono essere soggetti a fluttuazioni di valore.

È essenziale che gli investitori comprendano i rischi associati e adottino una strategia di gestione del rischio appropriata.

Nonostante le sfide, il futuro della tokenizzazione degli immobili sembra molto promettente.

Con l'avanzare della tecnologia blockchain e il crescente interesse da parte degli investitori, ci si può aspettare una maggiore adozione, con la valutazione di tutti i rischi che comporta, di questa pratica nel settore immobiliare globale, e chissà magari la tokenizzazione degli immobili potrebbe diventare il nuovo standard nell'investimento immobiliare del futuro.

L'anarchico mondo della Blockchain

La blockchain (letteralmente catena di blocchi) promette di essere, dopo l’avvento di internet, la nuova rivoluzione del sistema economico, la nuova generazione della rete.

Si potrebbe affermare che la blockchain costituisca il comune denominatore di concetti normalmente non così vicini: fiducia (trust),

community, trasparenza, crittografia, condivisione, trasparenza, certezza nel tempo delle informazioni e decentralizzazione. Un potenziale di innovazione incalcolabile allo stato attuale, ma certamente esplosivo, con importanti risvolti di libertà  degli individui dai sistemi centrali statalisti.

Quest’ultimo aspetto ha una rilevante valenza politica, dato che la piattaforma blockchain consente realmente a tutti la possibilità di verificare e controllare, in assoluta trasparenza, archivi inalterabili e condivisi, di conseguenza anche esenti da corruzione.

Spesso, erroneamente, viene identificata con le criptovalute (bitcoin su tutte) e, nell’immaginario collettivo, anche con le speculazioni più azzardate. In realtà, non è così o  meglio non solo: le criptovalute sono mezzi di scambio alternativi alle monete tradizionali centralizzate, basati sul protocollo della blockchain, ma non rappresentano la blockchain stessa.

La blockchain si può definire come un grande database  o registro mondiale sicuro,  condiviso da tutti i soggetti che operano all’interno di una certa rete distribuita di computer. E’ strutturata in una catena di blocchi, dove ogni nodo svolge un ruolo di verifica delle informazioni..

Rappresenta, quindi, l’evoluzione del sistema di scambio: dal baratto (scambio di beni diretto), all’introduzione di parti terze (garanti dello scambio), fino alla tecnologia blockchain (scambio che non necessita di un garante terzo).

Questa tecnologia è un mondo in continua, velocissima evoluzione, che, stante l’uso di internet quasi per ogni cosa, ha potenziali applicazioni in moltissimi campi, dalla finanza alla politica, alla contabilità aziendale, alla sanità al cloud computing, fino alla gestione della identità digitali.

E’ evidente che le applicazioni di questa tecnologia in ambito finanziario sono immani, visto che il tutto attualmente si basa sullo scambio di valori attraverso sistemi complessi e soggetti a regolamentazioni stringenti, mentre,  con la blockchain si otterrebbero grandi benefici in semplificazione, abbattimento dei costi, eliminazioni di parti terze garanti e in totale sicurezza. Pertanto, il mondo bancario, dapprima diffidente soprattutto nei confronti delle criptovalute, oggi comincia a vedere le opportunità di questa stupefacente rivoluzione tecnologica  in atto.

Fondamentale per lo sviluppo futuro della blockchain sarà il progresso nel campo delle memorie dei computer, perché queste tecnologie necessitano di molta memoria e che ci siano sempre più computer collegati. Questo coinvolgerà ovviamente le società produttrici di computer e microchip, che sono destinate a crescere in modo esponenziale. Inoltre, aumenterà l’esigenza di investire sulla sicurezza informatica.

Siamo già nel futuro, dunque, e presto potremo capire se davvero questa evoluzione tecnologica ci porterà anche alla conquista di una maggiore libertà.

 

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