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BANKITALIA E BANCHE, LO STRANO CASO DEI CONTROLLATI E CONTROLLORI

La Banca d’Italia e la Consob dovrebbero supervisionare i mercati e la trasparenza delle operazioni degli istituti di credito, eppure 7 banche sono sul’orlo del crac. Perché non si è vigilato?

Una ha come obiettivo quello di disporre la politica monetaria del Paese, supervisionando i mercati ed esercitando l'attività di vigilanza sugli istituti di credito e sugli intermediari finanziari. L’altra ha come fine la tutela degli investitori e la trasparenza dello sviluppo del mercato mobiliare italiano. Una è la Banca d’Italia, l’altra è la Commissione nazionale per le società e la Borsa, più nota con l’acronimo di Consob. Una è formata, cosa anomala, dal capitale delle banche su cui lei stessa dovrebbe vigilare (creando l’eterno effetto di conflitto d’interesse controllore-controllato), l’altra agisce d’intesa con la prima per il controllo dei mercati finanziari.

Accade però che, e non poteva essere altrimenti (è facile essere buoni profeti davanti alla lettura della cronaca quotidiana), tutte le recenti magagne degli istituti di credito italiano (ben 7) sull’orlo del crac finanziario siano finiti (da tempo) sul tavolo della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Ma a poco più di un mese dalle elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento (e delle sue cariche) non è stata redatta una relazione unitaria, ma ogni partito ha preferito il proprio dossier. Certo, c’è un punto su cui i diversi partiti sono stati concordi, e cioè la mancata efficacia dell’attività di vigilanza da parte di chi doveva vigilare. Appunto, Bankitalia e Consob, sorelle nella sventura in un mercato ancora più disgraziato.

"La Commissione è giunta a ritenere che in tutti i 7 casi di crisi bancarie oggetto di indagine le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d'Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio", si legge nel testo della relazione da parte del partito di maggioranza (Pd e centristi). Ma quali sono le banche a rischio? Presto detto: Monte dei Paschi di Siena, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Carige, Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche. E secondo un’attendibile dossier da parte del Financial Times, il giornale più autorevole su temi finanziari ed economici, anche la Cariferrara fa parte della lista poco invidiabile. Quindi? Quindi tutto dipende dal fallimento dell’operazione di salvataggio cui è soggetto Mps, che costringerebbe il governo italiano a provvedimenti speciali. Ancora: secondo gli economisti inglesi questa bagarre finanziaria che abbraccia gli istituti di credito italiani potrebbe coinvolgere anche il processo di aumento di capitale di Unicredit (qualcosa come 13 miliardi di euro), la prima banca per asset. E, ricordiamo, che Unicredit possiede il 14,4% delle quote della Banca d’Italia…

Ma torniamo alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche: e le idee di creare nella piattaforma di Bankitalia una bad bank pubblica per trasferire tutte le sofferenze e, ancora, di arginare il fenomeno delle ‘porte girevoli’, cioè quei passaggi di professionisti fino a ieri occupati nel ruolo di controllore e domani trovati stipendiati nella banca controllata? Nisba. Attendere prego, rimandato tutto alla prossima Commissione. Pardòn, governo. E i tempi si allungano.


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