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La BCE E IL COMMISSARIAMENTO DI BANCA CARIGE

Come facilmente prevedibile, dopo la mancata approvazione dell’aumento di capitale nell’assemblea del 22 dicembre e la successiva decadenza del board dimissionario, CARIGE  è di nuovo al centro di un vero e proprio terremoto mediatico e finanziario.

L’inizio dell’anno ha visto in rapida successione la sospensione dei titoli per eccesso di ribasso, e la decisione di commissariamento dell’Istituto ligure.

La BCE, intervenendo per la prima volta in Italia, ha deciso per l’amministrazione straordinaria della banca genovese e ha contestualmente nominato tre commissari e un comitato di sorveglianza di tre membri.

In base all’art. 72 del Testo Unico bancario, quindi, i Commissari eserciteranno tutti i poteri  di amministrazione, come da statuto, e potranno adottare ogni decisione operativa ritenuta necessaria, riferendo poi alla Vigilanza. 

Ciò che sorprende non poco è che i “nuovi” nominati siano gli stessi del board decaduto. Fabio Innocenzi (ex amministratore delegato), Pietro Modiano (ex presidente) e Raffaele Lerner, infatti, sono i tre commissari nominati dalla Banca Centrale Europea.  Il comitato di Vigilanza è composto da Gian Luca Brancadoro, Andrea Guaccero e Alessandro Zanotti.

Un segnale di continuità e contemporaneamente di maggiore celerità nelle decisioni che dovranno essere prese nei prossimi giorni dalla governance? Anche se non possiamo fare a meno di manifestare la nostra perplessità sulla scelta di riconfermare lo stesso team che ha diretto finora la banca. 

Le ipotesi in campo sono principalmente le seguenti. 

Innanzitutto il dialogo col principale azionista, Malacalza, che ha dichiarato di non essere contrario in assoluto alla ricapitalizzazione della banca, ma di “volerci vedere più chiaro”.

Non si esclude, però, una certa resistenza di Malacalza alla possibile conversione in azioni del prestito del Fidt (fondo interbancario, il pool di 90 banche che hanno prestato 320 milioni a Carige), che stravolgerebbe inevitabilmente, evitando il passaggio in Assemblea, il pacchetto azionario del principale azionista, appunto, che scenderebbe dall’attuale 27,5% al 5%.

Il peso degli Npl , infine, dovrà essere fatto scendere dall’attuale 22% al 10%, per mettere in sicurezza la banca e pensare concretamente ad una aggregazione con altro istituto, in grado di risolvere i problemi.

Proprio oggi, mentre il titolo è ancora fermo a Piazza Affari in attesa di chiarezza, La Repubblica scrive che il Governo starebbe valutando l’ipotesi di fusione di Carige con MPS, altro grande “infermo” del sistema bancario italiano (curioso che entrambi siano gli istituti bancari più antichi), di cui il ministero del tesoro possiede il 68%.

In tutta questa vicenda, in attesa che si prendano importanti decisioni per il futuro di Carige, il nostro pensiero va ai piccoli azionisti, che della bufera in corso da molti mesi rischiano di restare le uniche vere vittime, perché impotenti e schiacciati da poteri troppo più forti. 


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